LA BELLA E IL BESTIOLINO

con Gaia Davolio/Maria Giulia Campioli e Claudio Mariotti

regia di Maria Giulia Campioli

testo di Claudio Mariotti

 

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età: 4+ anni / durata: 45 minuti

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Chiudersi in sé stessi non è mai la soluzione

Mettersi davanti ad uno specchio per guardare e riguardare i nostri difetti, non ci aiuta ad eliminarli. Tutt’al più li accresce. Rompere i confini e mescolarsi con gli altri è l’unica soluzione. Scoprirsi uguali nella diversità. Lui è brutto e questo lo ha reso timido. Ha scelto di non aprirsi al mondo per paura di esserne ferito. Vive salvando insetti, quelli che nessuno vuole in casa, che tutti voglio schiacciare. Li salva e li porta in un posto sicuro. Lo considera un lavoro a sua immagine. Lei invece… beh… Lei è bella e solare, sorride al mondo ed il mondo le sorride.

Lui e Lei sono vicini di casa. Lui l’ammira, ma Lei non sa nemmeno che esiste.

Non lo sa perché Lui si nasconde sempre. Ha paura di essere rifiutato. Si sente brutto, mentre Lei è troppo bella, troppo buona, troppo… è troppo per Lui e basta. Si limita ad ascoltarla, seguirla, sognarla, stando però ben attento a non farsi mai vedere. Giorno dopo giorno, ammiratore anonimo, invisibile. Ha sempre fatto in modo di non incrociarla mai, neanche per sbaglio. Poi un giorno l’imprevisto: un attimo di distrazione, uno starnuto, due sguardi che si incrociano e tutto cambia.

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Ognuno di noi lo ha detto almeno una volta nella vita: brutto e cattivo!

Essere fisicamente brutti, non è uno stato dell’anima, è un dato di fatto. È una condanna, a volte addirittura una colpa. Non essere “belli” significa essere sottoposti ad un continuo giudizio di apparenza. Una forma di discriminazione subdola che nasce, il più delle volte, come gioco; una burla infantile che finisce con il minare l’autostima di chi ne è vittima.

Tutti quanti ne siamo stati vittime o carnefici: siamo stati derisi (o abbiamo deriso) per gli occhiali spessi, le orecchie a sventola, la pancia prominente, le gambe storte, la difficoltà a leggere, la scarsa agilità… La maggior parte delle cose passano e, più o meno, si dimenticano. Altre, invece, restano a rovinare un’intera vita.